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La storia

La più antica testimonianza della presenza umana nel Sinis, proviene dallo stagno di Cabras. Nell'attuale isolotto di Cuccuru Is Arrius sono state trovate tombe del Neolitico (4000 a.C.). Le statuette rinvenute nei corredi funerari testimoniano la religiosità di ambito mediterraneo di quel periodo, pervasa dal culto del dio Toro e dalla dea Madre. 

La presenza nuragica doveva essere intensa a giudicare dal numero di torri nuragiche esistenti nell'area, dagli abbondanti rinvenimenti presso il complesso nuragico di S'Uraki, e dalla scoperta a Monti Prama di numerose statue in arenaria raffiguranti guerrieri nuragici. L'evento storico più importante dell'antichità è l'espansione in questo territorio di un grande insediamento come Tharros, antica e prospera citta-stato costiera fondata dai Fenici presso un preesistente abitato nuragico, poi punica, infine romana. Resistette in periodo bizantino, anche se avviata ormai a decadenza per il venir meno delle attività che l'avevano fatta grande. Ma in epoca medioevale il Sinis era già avviato ad un progressivo decadimento.

La rete degli insediamenti, fittissimi in epoca romana, andava diradando. La spinta più forte allo spopolamento delle coste venne dalle incursioni dei pirati barbareschi che fecero della guerra una propria impresa su scala internazionale. Le incursioni dei barbareschi hanno segnato in maniera indelebile la storia e il paesaggio della costa del Sinis. A partire dal secolo VIII il mare cominciò a portare terrore e distruzione. I "mori" giungevano come un flagello, guidati da agenti locali patronali. Neppure la grande spedizione dell'imperatore Carlo V nel 1541, portata direttamente fin sulle basi di Algeri, era riuscita a domare i Saraceni. Le incursioni continuarono fino all'ottocento. Nel 1571 Filippo II ordinò che sui litorali della Sardegna fosse costruita una cinta di torri di guardia, dislocate strategicamente a vista tra loro per consentire un sistema di avvistamento e segnalazione contro le incursioni barbaresche. Gli acquitrini riconquistarono progressivamente le zone abitate. Una serie di insediamenti di monaci e la fondazione di alcune chiese non riuscirono ad evitare lo spopolamento.

A metà dell'Ottocento la zona degli stagni era sporadicamente frequentata per le attività di estrazione del sale e della pesca. Alla fine di quel secolo gli acquitrini avevano ormai ripreso gran parte della regione e la malaria era molto diffusa. Nel corso del Novecento alcuni interventi di prosciugamento e di bonifica idraulica cominciarono a riconquistare terre da coltivare.

 

Capitello corinzio in arenaria © G. Lonis Bronzetto

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