INDUSTRIA OLEARIA
Il patrimonio olivicolo italiano è costituito da circa 1.400.000 Ha con circa 229 milioni di piante e circa 500 cultivar. Come si vede vario, importante e interessante. La regione che produce di più è la Puglia seguita da Calabria e Sicilia. I ¾ dei frantoi sono nelle regioni meridionali italiane e lavorano l’87% del totale, mentre il confezionamento è per il 40% in Toscana, Umbria e Lombardia, mentre nel meridione una parte considerevole dell’olio prodotto è destinato all’autoconsumo o alla vendita sfusa. Per quanto riguarda la Sardegna la produzione media si aggira sugli 80-90 mila quintali di olio, mentre il consumo è di circa il doppio. Importiamo quindi 80-90 mila quintali di olio. Il consumo in Italia è di circa 680 mila tonnellate contro una produzione di circa 150 mila tonnellate inferiore.
Alcune considerazioni sulla qualità dell’olio. È in evoluzione ormai da molti anni un concetto nuovo nella produzione dell’olio. Scomparsi gli arcaici sistemi di raccolta e lavorazione, prevale il concetto che il buon olio nasce nell’oliveto, da ciò deriva la necessità di porre l’attenzione sulle cultivar, sui sistemi di allevamento, sulle cure alle piante e al frutto, nonché al periodo di raccolta, ai metodi, al trasporto, pulizia e tecnica di lavorazione. È ovvio perciò che possedere macchine di tecnologia avanzata ma che lavorino un prodotto scadente non potrà che ottenersi dall’olio di cattiva qualità.
Oliveto nel territorio di Cabras