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La pastorizia

La Pastorizia, anteriormente al 1947, era molto diffusa grazie alla tradizionale "Comunione dei pascoli" consistente nella rotazione tra pascolo e coltivazione di cereali. La zona del Sinis, avente un'estensione di ha. 10.000 circa, veniva divisa in due parti (il medioevale "viddazzone" e "paberile") dove si alternavano ogni due anni il pascolo e la coltura dei cereali. 

Un'apposita commissione, eletta dai proprietari terrieri e composta da quattro proprietari e tre pastori, con un presidente, segretario e cassiere adempiva a tutte le incombenze, risolveva i vari contrasti e stabiliva la somma che i pastori dovevano versare: si fissava un tanto a capo e la somma poi si distribuiva ai vari proprietari in proporzione al numero degli ettari posseduti entro la suddetta zona. Risulta che, nell'ultimo anno di vita della "Comunione", la somma fissata era di lire 150 a capo.

La pastorizia era quindi molto redditizia: oltre 20 mila il numero dei capi ovini, caprini, (di cui vi erano sette e otto mandrie abbastanza numerose), bovini (circa 400 capi), suini (circa 300 capi); gli ovini erano raggruppati in ventotto greggi. "Sa comunella" è stata sciolta il 14 settembre 1947 per volontà dei proprietari terrieri, lasciando in eredità una lite fra pastori e contadini, tuttora insoluta.

Pastorizia © G. Lonis
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