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Anche durante questa stagione estiva nonostante sia costante l’azione di sensibilizzazione e prevenzione da parte dell’Area Marina Protetta, attraverso la diffusione del materiale divulgativo e la presenza di cartelli informativi lungo costa, si continua a rilevare un incremento della pratica della pesca subacquea, anche nelle zone a maggiore grado di tutela, laddove non è consentita alcuna attività, eccetto quelle di soccorso e di ricerca scientifica.
I collaboratori impegnati nell’ambito della consueta attività di monitoraggio degli ambiti marini e costieri, continuano e registrare la presenza di diversi sportivi intenti a praticare la pesca subacquea, tra l’altro, in assenza delle più elementari norme di sicurezza.
La pesca subacquea è vietata in tutte le area marine protette italiane e la ratio del divieto è quella di tutelare le specie ittiche bersaglio di fucili subacquei e altre armi, la cui introduzione nell’Area Marina Protetta è vietata dallo stesso decreto istitutivo, che vieta perfino la detenzione ed il trasporto del fucile subacqueo sull’imbarcazione quando si naviga all’interno dell’Area Marina Protetta.
Inutile ribadire l’importanza di tutelare le specie ittiche, soprattutto in un’area marina protetta, la cui presenza, specie sottocosta, alimenta lo sviluppo di altre attività, come lo snorkeling ed il diving, per le quali è in atto una intensa attività di promozione istituzionale.
Il redigendo Regolamento di esecuzione e di organizzazione, che conterrà le norme, le condizioni e le modalità di esercizio delle attività consentite all’interno dell’Area Marina Protetta, potrà costituire una svolta nella gestione dell’Area Marina Protetta, grazie al quale l’Ente Gestore, concretizzerà in modo più efficace il proprio potere regolamentare e disciplinare.
La pesca subacquea, infatti, è punita con una sanzione pecuniaria ed è perseguita penalmente in violazione art. 30 della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge Quadro sulle Aree Protette) e successive modificazioni e integrazioni.
La possibilità offerta dal regolamento di incamerare gli introiti derivanti dall’applicazione delle sanzioni potrà certamente costituire un ulteriore stimolo verso un più efficace controllo dell’area marina protetta, fermo restando le competenze primarie della Capitaneria di Porto e del Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna.
Nonostante queste informazioni siano di dominio comune, anche grazie alla presenza di diversi cartelli disseminati lungo la fascia costiera, è evidente che ancora molto rimane da fare sulla strada della prevenzione e della sensibilizzazione.
LA REPRESSIONE, INFATTI, COSTITUISCE SEMPRE UN RIMEDIO ESTREMO, AL QUALE PURTROPPO A VOLTE NON CI SI PUÒ SOTTRARRE.
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