Natura 2000 è la rete ecologica europea di siti dedicati alla conservazione della biodiversità, istituita ai sensi delle principali direttive comunitarie in materia ambientale. È il più vasto sistema coordinato al mondo di aree protette, con l’obiettivo di garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie animali e vegetali minacciate o rare a livello europeo.
La rete è composta da due tipologie di siti:
- Zone Speciali di Conservazione (ZSC), designate ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (si apre in una nuova finestra) «Habitat», per la tutela di habitat naturali, seminaturali e specie di flora e fauna di interesse comunitario.
- Zone di Protezione Speciale (ZPS), designate ai sensi della Direttiva 2009/147/CE (si apre in una nuova finestra) «Uccelli», per la conservazione delle specie di avifauna selvatica e dei loro habitat.
In Italia la Rete Natura 2000 è stata recepita con il D.P.R. 357/1997 (si apre in una nuova finestra) e successive modifiche. La gestione dei siti è affidata alle Regioni e agli enti gestori delle aree protette.
La Rete Natura 2000 nel Sinis
Il territorio dell’Area Marina Protetta «Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre» interseca due Zone Speciali di Conservazione, che coprono ambienti marini, costieri e lagunari di straordinario valore ecologico di cui l’Area Marina Protetta/Comune di Cabras è Ente Gestore:
- ZSC ITB030080 Stagno di Mistras di Oristano — sistema lagunare costiero, zona umida di importanza internazionale (Convenzione di Ramsar), habitat chiave per l’avifauna acquatica e area riproduttiva per specie ittiche eurialine.
- ZSC ITB030080 Isola di Mal di Ventre e Catalano — comprende l’unica vera isola granitica della costa occidentale sarda e lo scoglio del Catalano, con praterie di Posidonia oceanica, scogliere, habitat marini prioritari e aree di nidificazione per uccelli marini.
Le informazioni ufficiali e i Formulari Standard di ogni sito sono consultabili sul portale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) (si apre in una nuova finestra) e sulla Sezione Dati Ambientali (si apre in una nuova finestra) del portale Rete Natura 2000 di SardegnaAmbiente. (si apre in una nuova finestra)
Zone Speciali di Conservazione (ZSC)
Designate ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE per la tutela di habitat naturali e specie di flora e fauna di interesse comunitario.
ZSC Stagno di Cabras — ITB030036
Zona Speciale di Conservazione del sistema lagunare di Cabras. Zona umida di importanza internazionale Ramsar, habitat chiave per l'avifauna acquatica.
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ZSC Stagno di Mistras di Oristano — ITB030034
Zona Speciale di Conservazione del sistema lagunare di Mistras, tra la Penisola del Sinis e il Golfo di Oristano: lagune, barre sabbiose, dune e steppe salate.
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ZSC San Giovanni di Sinis — ITB032239
Zona Speciale di Conservazione del tratto costiero di San Giovanni di Sinis: praterie di Posidonia, scogliere, sistemi dunali e ambienti retrodunali.
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ZSC Isola di Mal di Ventre e Catalano — ITB030080
Zona Speciale di Conservazione che comprende l'Isola di Mal di Ventre e lo scoglio del Catalano, con praterie di Posidonia oceanica, habitat marini prioritari e aree di nidificazione per uccelli marini.
Scopri di piùZone di Protezione Speciale (ZPS)
Designate ai sensi della Direttiva Uccelli 2009/147/CE per la conservazione dell'avifauna selvatica e dei suoi habitat.
ZPS Isola di Mal di Ventre e Catalano — ITB030080
Zona Speciale di Conservazione che comprende l'Isola di Mal di Ventre e lo scoglio del Catalano, con praterie di Posidonia oceanica, habitat marini prioritari e aree di nidificazione per uccelli marini.
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ZPS Stagno di Cabras — ITB034008
Zona di Protezione Speciale del sistema lagunare di Cabras, designata per la conservazione dell'avifauna acquatica migratoria, svernante e nidificante.
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ZPS Stagno di Mistras — ITB034006
Zona di Protezione Speciale del sistema lagunare di Mistras, designata per la tutela dell'avifauna acquatica e degli habitat di sosta e nidificazione.
Scopri di piùCrediti fotografici: Rita Puddu — Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0; Carlo Pelagalli — Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
